Siamo ogni giorno così distratti dalle mille faccende che ci avvolgono, ci distolgono, ci impegnano fino allo sfinimento, che non ci rendiamo conto di come progressivamente tendiamo a nascondere il bambino che è in noi, e di come cerchiamo di risolvere le questioni da “adulti”. La prima volta le cose vanno bene, la seconda così così, alla terza crolliamo quasi, la quarta volta rimpiangiamo i nostri vecchi tempi e di come da bambini si viveva felici e senza pensieri. Ho vissuto anche io questi momenti, e a un certo punto mi sono reso conto che dovevo ripartire dal basso: e come dante si cinse col giunco (che allegoricamente corrisponde all’umiltà, appunto) prima di accedere al Purgatorio e percorrere gli ultimi due regni dell’aldilà, anche io ho sentito il bisogno di immergermi nel più innocente, gioioso, caloroso, umile e naturale ambiente rappresentato da quello dei bambini. ecco allora cosa significa per me il Grest: stare con i bambini per aiutare ed essere aiutato. Una definizione semplice, quasi scontata, direbbero in molti.
Ma adesso vi spiego come si arriva a questo. Gambe in aria. Alcuni bambini si riuniscono tra di loro e si scambiano qualche figurina. Altri stanno tra le braccia degli animatori. Altri ancora si scambiano due bacini sulla guancia, senza alcun perché. Alcuni cercano qualche modo per divertirsi ed essere felici (e lo trovano, eh!). Altri si rincorrono. Alcuni si nascondono. Altri gridano, parlano, sorridono, scherzano, ridono. A un certo punto il Don dice al microfono: «criic» e loro rispondono: «crooc».
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Poi il don di nuovo: «criic criic», e loro: «crooc crooc». E ancora: «criic criic criic» – «crooc crooc crooc». E immediatamente, attraverso questo metodo semplicissimo, tutto si ferma e cala il silenzio! I bambini capiscono che è giunta l’ora di ascoltare qualcosa di importante e si concentrano ad ascoltare o a pregare insieme al Don. Disciplina assoluta. Totale rispetto delle regole. Ecco, qui si riassume tutto ciò che volevo dire.
Ogni giorno noto che al Grest i bambini riescono a distinguere i vari momenti di preghiera, di gioco, di svago, di riflessione. si divertono crescendo in un certo senso. Adesso guardiamoci intorno: chi di noi adulti si diverte crescendo? Pochi, pochissimi… alcuni pensano solo a divertirsi. altri solo a crescere. E quindi alcuni vivono una vita da nullafacenti; altri, prendendo le cose molto sul serio e isolandosi da qualsiasi forma di divertimento (da intendere come rilassamento, tranquillità), finiscono per andare incontro alla cont roproduzione. E allora ecco perché ho voluto vivamente immergermi in questa nuova esperienza: nonostante sia di stampo cattolico e io professi la religione islamica, ho sempre creduto che i bambini potessero darmi qualcosa di nuovo. Ed é stato condividendo dei momenti di gioia, di divertimento e di riflessione che adesso posso confermare di sentirmi ancora una volta arricchito.
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